Liberisti al contrattacco

E’ assai opportuno in una fase nella quale si pensa che lo stato può e quindi deve salvare tutto e tutti, che qualcuno ricordi che volendo salvare tutti, si rischia di non salvare nessuno.
25 NOV 08
Ultimo aggiornamento: 09:41 | 19 AGO 20
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Commentando per il Sole 24 Ore il salvataggio di Citigroup, Luigi Zingales ha dato voce alla rinascente critica liberista, che sembrava ammutolita dopo la crisi che ha investito il mercato finanziario globale. I salvataggi che non paiono rispondere ad alcun disegno organico trasformano – scrive – le Borse in una ricevitoria di scommesse sulle azioni del governo. In effetti la contrattazione dei titoli dovrebbe avere come base le previsioni di efficienza e di redditività delle imprese quotate. E’ vero che questo meccanismo è stato drogato dall’eccesso di ricorso a strumenti finanziari fantasiosi e dalla rincorsa dell’utile trimestrale anziché della prospettiva produttiva. Si tratta di difetti gravi che debbono essere corretti, il che comporta un costo pesante che lo stato, in questo caso quello americano, si può accollare temporaneamente per evitare la diffusione del panico tra i risparmiatori e l’innesco di una spirale deflattiva.
Se però i criteri dell’intervento pubblico non sono chiariti esplicitamente e preventivamente, anche questo diventa un elemento imponderabile che rende ancora più irrazionale l’andamento dei mercati, con gravi danni in prospettiva.
Se l’obiettivo principale è quello di far tornare a un rapporto fisiologico la fiducia dei risparmiatori nel sistema, il requisito fondamentale di questo percorso è che siano razionalmente misurabili e quindi, tendenzialmente, prevedibili i comportamenti dei diversi attori dell’economia e del mercato. Se invece gli interventi di salvataggio appaiono una variabile assolutamente casuale o arbitraria, essi sul medio periodo rischiano di essere controproducenti. Pare di comprendere che la critica liberista stia trovando la misura per esercitarsi nella nuova situazione. Non ha più il carattere manicheo, quello per il quale ogni intervento pubblico era di per sé inaccettabile.
Punta invece a selezionare gli interventi che possono promuovere una ripresa su basi più razionali del funzionamento dei meccanismi della concorrenza, da quelli che invece tendono a sostituirla con scelte soggettive e arbitrarie, magari sotto la spinta di un’opinione pubblica esasperata (o manovrata, com’è sempre possibile quando le cifre in ballo hanno dimensioni colossali). E’ assai opportuno in una fase nella quale si pensa che lo stato può e quindi deve salvare tutto e tutti, che qualcuno ricordi che è vero l’esatto contrario: volendo salvare tutti, si rischia di non salvare nessuno.